lunedì, 09 giugno 2008,20:13
Calendario
16 gennaio. Sveglia alle 6:45, prepararsi di fretta per prendere il treno come ogni mattina, giornata grigia e nuvolosa di inizio anno, gli esami all’università si avvicinano e la voglia di studiare poca.
Uno di quei tanti giorni di cui la vita è fatta, ordinari, anonimi. Uno di quei giorni in cui non ti aspetti che tutto possa cambiare, e invece succede proprio quello e ti trovi spiazzata, impreparata per ascoltare parole che non ti saresti aspettata di ascoltare così presto, non in quella grigia giornata di gennaio, non alle 9 di mattina, non in quel modo assurdo eppure così chiaro.
La verità è di fronte ai tuoi occhi, è seduta accanto a te, ma ti volti dall’altra parte, fai finta di non vedere, di non sentire, chiudi gli occhi e senti solo il cuore che batte all’impazzata, ormai fuori controllo e ti chiedi se riuscirai a domarlo, a zittirlo. Il rumore è assordante, la paura ti immobilizza. Vorresti voltarti, unirti alla voce che ti sta rivelando la verità, la tua verità, tendere la mano e sorridere. E vorresti anche fuggire il più lontano possibile.
Quel giorno e tanti altri successivi mi sono voltata dall’altra parte, ancora, ancora e ancora. Il 31 marzo, il 28 aprile, il 25 ottobre… la lista è lunga. Ho ripetuto lo stesso errore finché non è stato troppo tardi rimediare, ed è stato quando ormai avevo perso tutto che ho capito quando valeva per me quella verità.
La vita dovrebbe andare avanti, ma per me si è fermata il 24 giugno, il giorno della sconfitta, il giorno in cui ho perso tutto, il giorno in cui ho capito di aver sprecato ogni occasione che mi si era presentata nei mesi e negli anni. Il giorno in cui per me non c’era più posto.
Potrei dare un migliaio di spiegazioni valide e tutte più che ragionevoli: la paura, l’impreparazione, l’immaturità. Eppure nessuna di queste motivazioni mi impedisce di odiarmi nel profondo. Odiare me stessa e la mia stupidità, la mia stoltezza nel ripetere sempre lo stesso identico errore senza imparare mai.
Odiarmi come mai mi sono odiata, e rimpiangere ogni singolo giorno di non aver compiuto quel passo. E odiarmi perché adesso non è più possibile.
O no, what's this?
A spider web, and I'm caught in the middle,
So I turn to run,
The thought of all the stupid things I'd done
And I never meant to cause you trouble,
I never meant to do you wrong,
And I, well if I ever caused you trouble,
And oh no, I never meant to do you harm
Trouble, Coldplay
lunedì, 02 giugno 2008,20:18
Darkness
Ogni tanto il buio ritorna. Si forma una grande buco nero che inghiotte tutto ciò che trova intorno a sé. Avanza inarrestabile, è un vortice affamato e la sua fame non si placa mai.
Il buio ritorna e sono seduta accanto alla finestra. Guardo fuori e piove, è tutto grigio. La pioggia cade incessante e anche lei porta via con sé tutto quello che trova. Tutto tranne il buio.
Non c'è luce senza oscurità. Giorno senza notte, però la notte non fa così paura. Fa paura svegliarsi in piena notte e sentire il buio inghiottire e inghiottire.
C'è stato un inizio e ci sarà una fine. Importa poco come o quando è iniziato, o come e quando finirà. Adesso c'è, è lì, sempre in agguato, pronto ad approfittare di ogni attimo di cedimento, di ogni momento fragile.
Non si può scappare, non si può correre lontano. E' dentro l'anima, e ogni tanto ritorna.
Turning pages over
Run away to nowhere
And it's hard to take control
When the enemy's old and afraid of you
You discover that the monster
You were running from
is the monster in you
Better to hold on to love
Better to hold on to love
Change will come
Darkness - Darren Hayes
venerdì, 09 maggio 2008,10:59
A shinier star
Mi sono chiesta che cosa volesse dire essere ad un passo dal realizzare ciò che ho fortemente desiderato negli ultimi dieci anni. Rendermi davvero conto di cosa significa per me, delle inevitabili implicazioni emotive e pratiche che questo cambiamento comporterebbe. Ecco una breve lista:
1. Non un punto di arrivo, ma uno starting point. Credere di essere arrivati alla fine del viaggio solo perché si è raggiunto un obiettivo è un’illusione costruita ad hoc. Ogni tanto la pigrizia vince, ma la noia avrebbe la meglio, e allora ripartiremmo comunque.
2. Una “gratifica” per tutto il lavoro svolto finora, per la fatica e la fiducia. Un valore aggiunto per la mia autostima, che si vedrebbe catapultata oltre i limiti conosciuti finora (evitando però di sfociare nell’egocentrismo e nella presunzione).
3. Uno stimolo a far ancora meglio. Essere arrivata all’ultimo gradino della scala non significa non poter fare di meglio, anzi l’esperienza acquisita e la crescita personale, mescolati a queste diverse prospettive, contribuirebbero a creare nuove “visioni” tutte da esplorare e assaporare.
4. Essere in grado di contribuire all’evento, avendo ben chiaro in mente il mio ruolo e ciò che potrei dare di mio alla cosa. Un passaggio da semplice spettatrice sognante a protagonista (o meglio co-protagonista) che contribuirebbe attivamente alla creazione e allo svolgimento della trama.
Tutto molto razionale, studiato e calibrato. Tutto vero e tutto anche un po’ freddo. Al di là di ogni pensiero, catalogazione, lista, ragionamento ci sono la gioia, la felicità e l’emozione. Qualcosa di così grande che il corpo non sarebbe in grado di contenere e le parole descrivere. Ci sarebbe quella luce diversa negli occhi, e il cuore che batte finalmente a quel ritmo che per lungo tempo ha inseguito.
E l’universo canterebbe la nostra canzone.
giovedì, 01 maggio 2008,14:18
Where the sunlight and the wind blows
Viaggiare è la mia cura e la mia guarigione. Preparare la valigia e andare alla scoperta di nuovi scenari e orizzonti mi rende felice, e a volte un po’ inquieta, ma sempre felice.
Non è un semplice modo per scaricare lo stress e staccare dal tran-tran quotidiano, sveglia, treno, autobus, lavoro, telefono, e-mail, autobus, treno, casa, tv, letto. E non è nemmeno qualcosa di metafisico-filosofico. Non è tanto scoprire nuove me stesse, quanto lasciare che queste altre me stesse escano allo scoperto, respirino, vivano.
Viaggiare a volte come fuga, altre come rifugio e altre volte ancora come ritorno. Andare alla ricerca e trovare sempre qualcosa o qualcuno, custodire i profumi e gli odori, i suoni e i colori.
E poi aggiungere una foto all’album e un ricordo nel cuore, tornare alla solita routine. Ma sorridente, sempre. Il viaggiatore è viaggiatore in ogni istante.
martedì, 22 aprile 2008,19:43
Everything
Sono invidiosa, egocentrica, permalosa. Non sopporto che non venga riconosciuta la mia autorità, e mal tollero di venire disturbata quando sono presa da qualche pensiero. Considero gli altri quel tanto che basta per raggiungere i miei scopi e li considero casi senza speranza. Il mio ego on conosce limiti.
Posso essere tutto questo e molto altro ancora. Ogni giorno sono di fronte ad una scelta, e sta a me decidere come comportarmi: lasciare spazio al peggio, oppure impegnarsi per essere costruttiva e positiva?
Niente è obbligatorio, e non esistono né una scelta sbagliata né una giusta. Conosco molto bene le parti più oscure di me e so quanto è semplice farsi sedurre dal loro fascino misterioso e ambiguo. Bianco-nero, luce-buio, caldo-freddo. Uno non potrebbe esistere senza l’altro.
Ho scelto bianco e mi trovo davanti il nero. Ho scelto la gentilezza e affronto l’arroganza.
L’unica differenza è che conosco troppo bene quella parte cupa. La vivo ogni giorno e so dove fa più male colpire.
domenica, 20 aprile 2008,20:27
When the madness stops
Basta aprire gli occhi per vedere alcune verità, così chiare e nitide, così semplici e dirette da sembrare (quasi) incredibili. Da far venire voglia di richiudere gli occhi per non vederle più, perché a volte sanno fare molto male.
Una voce, uno sguardo, una parola. Basta poco per riportare a galla quella verità, il cuore cambia ritmo, lungo la schiena corre un brivido e la mente attraversa tempo e spazio.
Convivo con la mia verità, scomoda, impertinente, leggera, adorabile. Limpida.
La stringo al cuore, e il cuore si stringe.
Ti ho fatta volare via, cenere al vento, e tu sei tornata da me. Le lettere si ricompongono una a una, e forse un giorno arriverà anche il resto.
Now the world is changing
I can barely keep up
What was hot is over
What was down is not
Now Adam and Eve are trying to split up
And I can’t take anymore
‘Cause I just want you to love me
I just want you to love me – Darren Hayes
giovedì, 17 aprile 2008,11:20
Riflessione #2
Prepararsi al peggio aspettandosi il meglio.
martedì, 15 aprile 2008,20:49
Tegole
Lo ammetto: sono un tipo un po’ malinconico. Ogni tanto mi piace indugiare sui ricordi, e così riapro i vecchi quaderni, ascolto le vecchie canzoni e ripenso a quelli che sembrano sempre i tempi migliori.
Anche oggi mi è capitato. Ieri e l’altro ieri pure. Migliori col cavolo ho pensato, ripensato e ripensato ancora finché la tegola dell’illuminazione (o un cd volante secondo un vecchio scherzo tra amiche) non mi è cascata in testa e ho finalmente assimilato il concetto.
Non che fossi particolarmente dura di comprendonio, in fondo è sempre stato più che ovvio. Ma è più comodo pensare che ci sia sempre un altrove, che ci sia sempre una spalla su cui piangere e a cui di soppiatto affibbiare un po’ delle nostre responsabilità.
Pensare di non essere in grado e perdersi puntualmente in filosofie astruse che conducono sempre lungo la via dell’aspettativa.
Per fortuna che prima o poi arriva sempre il vento che fa cadere una tegola o due.
sabato, 12 aprile 2008,13:30
Riflessione #1
Il giorno che ho smesso di farmi la guerra sono caduta per terra, ma è stato in quel momento che ho visto il cielo e ho desiderato raggiungerlo.
venerdì, 11 aprile 2008,21:39
Possibilità
Inseguo il tempo e ogni tanto riesco ad afferrarlo. Momenti di gioia e soddisfazione, in cui mi sento al passo con me stessa. Non sono più così rari, né così brevi, un poco alla volta rallento la corsa e il fiato ritorna.
Respiro a pieni polmoni l’aria di questi momenti, la riserva di ossigeno per l’inevitabile apnea successiva. Vorrei avere più tempo per fare e per riposarmi, ma poi mi chiedo se veramente ne ho bisogno. Se tante di quelle cose in cui mi ci ritrovo in mezzo non sono in fondo inutili, un modo come un altro per non pensare ed evitare di fare l’essenziale.
Settimane di riflessioni alternate a gesti “impavidi”, di tentativi di convivenza con una me stessa in cambiamento. Mi spingo oltre limiti prefissati dalle parole della mente, e mi scopro impaurita ed elettrizzata, eppure anche molto calma, una calma nuova, dettata da più sicurezza e fiducia.
Un ritorno all’essenziale, imparando a lasciare da parte tutto il resto: un po’ come le pulizie di primavera. Se miro al centro tutto diventa più semplice e il mondo diventa un po’ meno spaventoso e brutto. Dopotutto, ho sempre saputo che ci sarebbe stato un posto anche per me, e allora meglio renderlo il più accogliente e colorato possibile.
Il tempo che ho è più che sufficiente per costruirmi una vita meravigliosa.
Cercherò di ricordarlo.